lunedì 18 gennaio 2016

LULU, ALBAN BERG – TEATRO COMUNALE DI BOLZANO PER OPERA 20.21, VENERDI’ 15 GENNAIO 2016

Con Lulu di Berg continua a Bolzano la stagione della Fondazione Haydn OPER.A. 20.21 che, come detto in occasione della precedente messa in scena, rivolge una particolare attenzione ai titoli di questo e del precedente secolo. Opera questa dalla gestazione travagliata, con la dipartita del compositore dopo aver orchestrato soltanto due atti nel 1935, essa fu completata col terzo grazie all’intervento di Friedrich Cerha molti anni più tardi su materiale dello stesso Berg. Ma la versione rappresentata a Bolzano è quella ulteriormente rivisitata soltanto nel 2010 da Eberhard Kloke per orchestra da camera, nell’allestimento proveniente dalla Welsh National Opera, che si adatta maggiormente al palcoscenico del teatro bolzanino e che vede anche nella parte musicale un apporto più intimistico a supporto di tale allestimento. Non più un azzardo oggi come oggi portare sul palco la vita a dir poco lasciva di una donna come Lulu dai mille volti e dai numerosi nomi/nomignoli che man mano i suoi amanti le attribuiscono. Femme fatale in tutti i sensi vista l’incredibile escalation di morti causate tra infarti, suicidi ed omicidi per sua stessa mano. Nonostante la miriade di personaggi, pur ridimensionati da Berg rispetto alle opere da cui trasse la storia di Lulu (Il vaso di pandora e Lo spirito della terra di Wedekind) tutto si svolge attorno a lei con i suoi mariti ed amanti. Il regista David Pountney tende a sottolineare in tutto lo spettacolo l’ambientazione circense da cui prende atto: non solo la protagonista, ma tutti gli interpreti sono delle figure animalesche le cui allegorie agiscono guidate come sotto ipnosi dalla Lulu- serpente, donna e tentatrice. I colori la fanno da padrone nelle scene di Johan Engels come nei costumi di Marie-Jeanne Lecca, che per la protagonista sono luminosi ed appariscenti con le immancabili pailettes. Al centro di questo circo dalle ‘luci rosse’ o comunque dalle atmosfere lugubri, ben giocate da Mark Jonathan, una scala/spirale vuole sottolineare il turbinio degli eventi innanzi alla quale vengono sistematicamente appesi i corpi delle vittime, mentre le loro anime sono accompagnate in processione nell’aldilà uscendo di scena.
Risultano talvolta superflue o un quanto meno ridondanti le voci registrate che fuoricampo aggiungono pensieri ai protagonisti.


Fulcro dell’opera è Marie Arnet impegnata a rappresentare questa donna che probabilmente è vittima più che causa del suo destino: un personaggio pericoloso per gli altri e per se stessa, in continua ricerca di attenzioni, come evidentemente si evince dal continuo cambiare marito o partner; perennemente insoddisfatta, in cerca dell’ascesa sociale e poi in caduta libera fino alla prostituzione ed al fatale incontro con lo Squartatore. Se non ha colto forse in pieno tutte le sfaccettature del ruolo nella sua drammaticità, il soprano ha cercato comunque una sua dimensione interpretativa anche dal punto di vista vocale, data la non certo semplice scrittura musicale.

Gli uomini che girano intorno a lei sono tutti pedine di una scacchiera comandata forse più dal destino che dalla stessa protagonista, generalmente molto partecipi con qualche punta di eccellenza: sugli scudi il dott. Schön di Paul Carey Jones che si trasforma da editore ed amante appassionato (ma che al momento giusto molla la ‘lolita’ per un più prestigioso matrimonio) in un terribile Jack lo Squartatore con disinvoltura sia vocale che attoriale; Roland Serra è un povero e cornificato primo marito che non regge al colpo e ci lascia le penne; Clive Bayley è un pittore e secondo marito molto passionale e probabilmente inconsapevole di chi ha come compagna; Alwa, il figlio di Schön, forse il più manipolato e che riesce pure a ‘sorvolare’ sull’omicidio del padre, è un Johnny Van Hal quasi stralunato ed ipnotizzato dalla donna, tanto che il regista lo ingabbia in più scene in un costume da coniglio bianco, al suo servizio. Molto buono e spigliato in scena Duccio dal Monte come banchiere e soprattutto direttore di teatro.

Per molti la vera protagonista morale, se così si po' dire, della vicenda è la contessa Geschwitz interpretata da una  Natascha Petrinsky in buona forma: accorata, drammatica anche nella voce, persa nelle fantasie per la sua Lulu, disperata e pronta a condividerne anche la fine.

Nella lunga lista dei personaggi di contorno ricordiamo anche Jurgita Adamonyte nel triplice ruolo di Una guardarobiera  teatrale,  studente e Groom; il principe, nonché domestico e marchese di Alan Oke, l’atleta Steven Scheschareg, Bernd Hofmann molto buono come Schigolch e domatore,  il  commissario di polizia, Carlo-Emanuele Esposito, la quindicenne Mary-Jean O’Doherty, sua madre,  Anna Lucia Nardi, una arredatrice, Rebecca Afonwy – Jones, un giornalista, Keith Harris, un domestico, Johannes Held, il clown di David Thaler, un macchinista, Andrea Deanesi.

Molto si discute infine se sia più fedele al compositore la versione completata da Cerha o se si possa considerare veramente aderente alle idee di Berg questa versione di Kloke,  peraltro ben accolta a Copenaghen nel 2010. Noi ne registriamo la direzione di Anthony Negus per questa occasione molto intimistica, quasi attenta a non strafare, con tempi piuttosto distesi nonostante la scrittura a tratti davvero brillante, come se il palco parlasse da sé e non fosse opportuno prevalere troppo.
Applausi moderati al termine dello spettacolo con punte di apprezzamento per il Maestro Negus.

Maria Teresa Giovagnoli

LA PRODUZIONE

Direttore                    Anthony Negus
Regia                          David Pountney
Scene                          Johan Engels
Costumi                     Marie-Jeanne Lecca
Luci                            Mark Jonathan

GLI INTERPRETI

Lulu                           Marie Arnet
Contessa Geschwitz  Natascha Petrinsky
Una guardarobiera   Jurgita Adamonyte
teatrale/ studente/Groom 
Il medico                    Roland Serra
Il pittore/ un negro    Clive Bayley
Dott. Schön/              Paul Carey Jones
Jack lo squartatore    
Alwa                          Johnny Van Hal
Atleta                         Steven Scheschareg
Schigolch/domatore  Bernd Hofmann
Il principe/domestico/           Alan Oke
 marchese
Il direttore del teatro/           Duccio dal Monte
banchiere                                         
Un commissario di polizia    Carlo-Emanuele Esposito
La quindicenne                     Mary-Jean O’Doherty
Sua madre                             Anna Lucia Nardi
Arredatrice                           Rebecca Afonwy - Jones
Un giornalista                       Keith Harris
Un domestico                        Johannes Held
Un clown                               David Thaler
Un macchinista                     Andrea Deanesi

Orchestra Haydn Trento e Bolzano

Allestimento Welsh National Opera



Foto Benedetta Pitscheider