domenica 13 gennaio 2013

DON GIOVANNI - MOZART, TEATRO SOCIALE DI ROVIGO, sabato 12 gennaio 2013, ore 20,30


Continuano le fortunate collaborazioni del Teatro Sociale di Rovigo per questa stagione d’opera che ha visto già grandi nomi far parte del firmamento delle stelle coinvolte. Questa volta, per il capolavoro mozartiano, Don Giovanni, il teatro rodigino si è avvalso della collaborazione del Carlo Fenice di Genova, con un nuovo allestimento dell’Opera Giocosa di Savona.

Il mito di Don Giovanni continua ad affascinare nel tempo ed è sempre circondato da un’aura di mistero e tragicità, mascherato da una facciata di comicità che in realtà cela un destino di morte, che domina su tutta la vicenda, sin dalla prima scena, con la morte del Commendatore. Proprio questa visione ci offrono la regista Elisabetta Courir e lo scenografo Guido Fiorato, che nell’ essenzialità  della scenografia, ci offrono degli elementi inequivocabili di un destino tragico. 
A partire dalle casse di legno, simbolo inequivocabile di morte, unico elemento presente sul palcoscenico per tutta la rappresentazione, e che vengono spostate a scena aperta, atte ora a servire da appoggio, ora da porta per l’entrata in scena dei personaggi, ora a separare semplicemente le azioni e ad offrire un senso di profondità. Alcune trovate registiche sono piuttosto efficaci, come l’entrata in scena di Donna Elvira armata di tutto punto con mitraglia e pistola, pronta a vendicare il suo onore tradito, oppure il corteggiamento del protagonista alla contadinella Zerlina, mentre sorseggia con nonchalance del buon vino con atteggiamento sornione, nonché il furbo Leporello, che mostra ritratti su ritratti delle amanti del suo padrone alla sua interlocutrice, nella famosa scena del catalogo, attaccandole dappertutto, come se inondando Donna Elvira delle immagini delle sue rivali potesse indurla ad aprire gli occhi. Certamente non si possono definire soluzioni originali, ma hanno dato la possibilità agli interpreti di dare sfoggio anche delle loro capacità attoriali, oltre che a quelle canore.

E degno interprete di un ruolo soprattutto teatrale come quello del libertino impenitente è stato Marco Vinco. Chiamato all’ultimissimo momento a sostituire il collega indisposto, Andrea Concetti, è riuscito a far suo il personaggio ed a esaltare le scelte registiche in modo perfetto. La sua voce bassa e profonda, ma che sale anche fino ai suoni baritonali, gli ha permesso di fornire sfumature pregevoli alle arie, e di dare al personaggio credibilità ed efficacia, soprattutto nei recitativi, ove ha sottolineato ogni parola con la giusta enfasi.
Lo accompagna degnamente nelle sue avventure un bravissimo Simone Del Savio, nei panni di Leporello. La sua voce di basso baritono è precisa e ben emessa. Anch’egli dotato di grandi doti interpretative, il suo ruolo è reso con passione ed è riuscito a rendere perfettamente il disagio del servo ubbidiente, ma in ambasce per gli accadimenti, ed anche furbo e vispo quando occorre.
Più in ombra per carisma e doti interpretative, rispetto ai due protagonisti, le tre dame sedotte dal libertino. La più applaudita del gruppo è stata Donna Anna, alias Irina Dubrovskaya, dotata di uno strumento piuttosto duttile ed acuto. Sottile al punto da emettere suoni filati interessanti, incorniciati da una interpretazione in linea con quanto richiesto dal personaggio. 
Non così si può affermare per la Donna Elvira interpretata dal mezzosoprano Mina Yamazaki. Di recente ascoltata nello stesso ruolo, conferma le impressioni suscitate in precedenza. Fatica alquanto nella ricerca del suono giusto, le scale non sono precise e tende anche a colpire sui suoni più acuti. Mostra anche una certa incertezza negli attacchi, ed anche i recitativi evidenziano una imprecisione nell’impostazione vocale. Così anche il personaggio è troppo spinto all’eccesso, disequilibrando la resa finale.
Il soprano Linda Campanella è stato invece apprezzato dal pubblico per la resa interpretativa: la ‘paesana’ scanzonata, che tentenna tra il promesso sposo e il donnaiolo è stata efficace, anche grazie ad una voce sopranile leggera che con scioltezza ha esaltato le caratteristiche del suo ruolo.

Francesco Marsiglia è stato un buon Don Ottavio. La sua voce setosa e acuta ha un bel colore che ben si addice al personaggio del promesso sposo adorante e premuroso. Applaudita l’aria ‘Dalla sua pace’; mentre la difficile ‘Il mio tesoro’, la più temuta dai tenori nell’opera per difficoltà e precisione richiesta, può essere apprezzata nella sua esecuzione per intensità e resa discreta. 
Masetto è  Francesco Verna, un basso dalla buona voce che ha reso con efficacia il suo personaggio, anche grazie alla regia che gli ha offerto molti spunti. Molto efficace infine il Commendatore, Manrico Signorini, la cui voce quasi fiabesca è perfetta nel richiamare alla coscienza il libertino reticente, e nell’infliggergli la punizione definitiva.

Il coro del Teatro Carlo Felice, diretto da Patrizia Priarone, a tratti anche distribuito tra i palchetti di proscenio, ha ben incorniciato la rappresentazione nei momenti salienti. L’Orchestra del teatro genovese è stata diretta dal Maestro Giovanni Di Stefano. Indubbiamente è parso molto coinvolto nella direzione, e si è mostrato anche attento alla scena così come ha accompagnato con gesto ampio e trascinatore i suoi musicisti. La sua lettura della partitura, a nostro avviso, ha seguito la concitazione degli eventi in scena, a discapito di una certa differenziazione che alcune sfumature avrebbero reso a seconda delle situazioni. In una lettura così dominata dal senso di precarietà e morte, ha un po’ contrastato la sua visione sempre briosa della musica mozartiana.  

Tante emozioni per tutti, ancora una volta possiamo fare i complimenti alla organizzazione del Teatro Sociale di Rovigo, che ha visto il pubblico applaudire per diversi minuti i suoi eroi della serata, con autentiche ovazioni al protagonista.
MTG

LA PRODUZIONE

Maestro concertatore           Giovanni Di Stefano
e direttore d’orchestra
Regia                                     Elisabetta Courir
Assistente alla regia              Nagaraja Sandhja
Scene e costumi                     Guido Fiorato
Light designer                       Luciano Novelli
Maestro del coro                   Patrizia Priarone

GLI  INTERPRETI

Don Giovanni                       Marco Vinco
Donna Anna                          Irina Dubrovskaya
Don Ottavio                          Francesco Marsiglia
Il Commendatore                 Manrico Signorini
Donna Elvira                        Mina Yamazaki
Leporello                              Simone Del Savio
Zerlina                                   Linda Campanella
Masetto                                Francesco Verna

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice di Genova
Nuovo allestimento del Teatro dell’Opera Giocosa Onlus di Savona
Coproduzione con la Fondazione Carlo Felice di Genova ed il Teatro Sociale di Rovigo