giovedì 14 agosto 2014

DER FLIEGENDE HOLLÄNDER, RICHARD WAGNER - BAYREUTHER FESTSPIELE, 8 agosto 2014

HOLLÄNDER
(zu Senta)

“Du kennst mich nicht, du ahnst nicht, wer ich bin!”
  
Come è prassi alla verde collina di Bayreuth, non si capisce come un allestimento accolto nel 2012 come immondo e salutato da urla e improperi all'indirizzo del regista Jan Philipp Gloger, possa venire salutato come un trionfo solo due anni dopo.

Ma appunto ormai ci si è probabilmente talmente assuefatti ai lavori controversi (per usare un termine scrivibile) proposti ogni anno dalla direzione del festival delle sorelle Wagner, che ormai il motto degli spettatori si può riassumere in “chiudi gli occhi e goditi la musica”.

Archiviata la querelle sul presunto tatuaggio nazista del basso Nikitin ingaggiato all'epoca per la parte dell'Olandese, il focus del pubblico si è concentrato sull'improponibile lavoro drammaturgico che il regista Jan Philipp Gloger e la drammaturga Sophie Beker hanno impostato per questo Fliegende Hollander.

Il mare, personaggio silente ma perennemente presente nell'opera wagneriana, è qui sostituito da un reticolo di  diodi in perenne sfarfallamento che avvolge la scena verticalmente sulla quale una serie di orologi numerali al neon, ci ricordano (probabilmente) i profitti in salita dell'azienda di produzione di ventilatori di Daland.
L'idea sembrerebbe essere quella di un mercato globale che continuamente ci circonda e ci controlla.
Daland apprendiamo essere quindi il proprietario di questa azienda di produzione di ventilatori (sic!) dove lo Steuermann del libretto diventa un petulante e precisino segretario tutto teso a far quadrare i conti e il suo equipaggio è sostituito dagli impiegati in giacca e cravatta di cui sopra. Non si capisce il motivo per il quale però i due nostri si trovino nel primo atto su di una barchetta in piena notte in doppiopetto e grisaglia....
 L'Olandese si presenterà a loro come un uomo d'affari depresso con tanto di trolley al seguito rigonfio di dollaroni sonanti, in cerca di affetto a buon prezzo, giacché non trovandolo tenterà il suicidio durante il monologo del primo atto tagliandosi le vene ovviamente senza riuscirci.
Senta qui diventa la figlia controversa in un mondo di operaie addette alla produzione dei famigerati ventilatori, in cerca di un suo misterioso perché di vita, Erik è il garzone tuttofare della fabbrica, perennemente con la pistola per silicone in mano e Mary la petulante segretaria. Dopo aver comprato la fabbrica di Daland con i succitati soldoni e averla resa profittevole, l'Olandese apprende del presunto amore tra Senta ed Erik e nel giro di poche battute si suiciderà per il dolore (questa volta per davvero) seguito a ruota da Senta. Cala velocemente il sipario, si spengono le luci e sugli ultimi sublimi accordi si riapre il sipario mostrandoci il cinico Daland con il felicissimo segretario Steuerman produrre non più ventilatori, bensì statuette ricordo in plastica dei due sfortunati amanti.
 Amen.

Come prassi vuole a Bayreuth, contraltare ad un allestimento inguardabile stava un’ esecuzione musicale di altissimo livello.

Christian Thielemann ha diretto l'orchestra del Festspielehaus con la consueta magistrale bravura, fatta di un'instancabile intensità ed omogeneità di suono senza pari, supportando la meravigliosa tensione della partitura wagneriana per tutta la durata dello spettacolo. Thielemann sceglie di condurre la versione definitiva del Fliegende Hollander composta da Wagner, meno tesa di quella originale, ma sicuramente più adatta alla natura interpretativa romantica del Direttore tedesco.

Il coro del Festispielehaus diretto da Eberhard Friedrich, ha ancora una volta giustificato la sua reputazione come il migliore del mondo in questo repertorio, cantando con una tale concentrazione ed uniformità di suono da lasciare a bocca aperta.

Samuel Youn, non possiede il tonnellaggio vocale richiesto per il ruolo dell'Olandese ma, aiutato dall'acustica del teatro, tratteggia il personaggio con la giusta dose di sofferenza e dignità richiesta dalla partitura risultando infine più che credibile.

Ricarda Merberth, è una Senta impareggiabile dalla voce d'acciaio, penetrante e ampissima tutta tesa a scandagliare i conflitti e le passioni del suo personaggio.
La sua ballata del secondo atto ci resterà impressa per coerenza drammatica e purezza di suono.

Tomislav Muzek è stato la vera sorpresa di questo allestimento. Il tenore croato canta divinamente la sua parte e le sue due tecnicamente difficili arie con voce sicura e potente facendoci dimenticare i tenorini asfittici spesso chiamati ad interpretare la parte di Erik. Il fraseggio è perfetto senza sbavature e i fiati lunghissimi. Speriamo di ascoltarlo presto in ruoli più maturi.

Kwangchul Youn è stato un Daland credibile, dalla voce sicura e paterna.

Benjamin Bruns ha cantato e recitato la parte dell'iperattivo Steuermann con precisione e partecipazione encomiabili, come pure la Mary di Christa Mayer.

Applausi convinti per tutti con autentico delirio collettivo e numerosissime chiamate al proscenio per Thielemann.


Pierluigi Guadagni

L APRODUZIONE
Direttore d’orchestra
Christian Thielemann
Regia
Jan Philipp Gloger
Scene
Christof Hetzer
Costumi
Karin Jud
Luci
Urs Schönebaum
Video
Martin Eidenberger
Drammaturgia
Sophie Becker
Direttore del coro
Eberhard Friedrich

GLI INTERPRETI
Daland
Kwangchul Youn
Senta
Ricarda Merbeth
Erik
Tomislav Mužek
Mary
Christa Mayer
Der Steuermann
Benjamin Bruns
Der Holländer
Samuel Youn


Foto Bayreuther Festspiele